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Nusa Penida: la Bali selvaggia che aspettavo di vivere

A Nusa Penida oggi è stata una di quelle giornate da ricordare.

Siamo appena tornati al nostro villaggio e sono ancora euforica per tutto ciò che abbiamo visto e fatto. 

Ho anche pregato, perché ho avuto seriamente paura per qualche minuto. 

Ma vi racconto tutto bene dall’inizio.

Il nostro arrivo a Nusa Penida

Siamo arrivati ieri a Nusa Penida, con un traghetto con partenza dal porto di Sanur, appena sistemati al nostro villaggio abbiamo subito noleggiato un motorino, abituati ormai a scorrazzare per le vie di Bali tranquillamente da una parta all’altra per diversi chilometri. 

Qui invece non è possibile farlo!

Ce ne siamo subito resi conto, perché le strade non sono strade, sono pietre e sabbia, che in pratica se non ti fai male in un modo ti fai male nell’altro. 

E se non cadi perché sei fortunato hai comunque mal di schiena e mal di collo perché sei talmente sballottata che ti tremano anche i denti. 

In macchina se non altro balli ma rimbalzi sul sedile. 

Poi si, ci sono anche le strade asfaltate, ma giusto le principali e ovviamente non aspettatevi strade normali.

Sono praticamente delle lingue d’asfalto che equivalgono ad una nostra corsia, però qui sono regolarmente a doppio senso.

Il che vuol dire che quando stanno passando contemporaneamente due macchine tutte e due devono uscire per metà fuori strada lateralmente, quando c’è spazio, perché oltre a tutto questo le strade sono delle vere e proprio montagne russe, con discese e salite da brividi e curve a non finire, senza guardrail con di fianco, in alcuni tratti, solo lo strapiombo. 

Vi lascio immaginare quante volte ho trattenuto il respiro quando incrociavamo un’altra macchina in questi punti. 

Prima tappa del tour: Angel Billabong  e Broken Beach. 

Per arrivare in questi due punti panoramici bisogna fare una passeggiata, non molto complicata e la vista è veramente unica

Siamo arrivati presto quindi non c’è tantissima gente e siamo riusciti a girare e fare delle foto tranquillamente. 

Io e fra ci guardiamo increduli, davanti ai nostri occhi uno spettacolo unico. Siamo elettrizzati e felici! 

Il caldo inizia a farsi sentire e noi tra una bottiglietta d’acqua e salviette rinfrescanti proseguiamo per la seconda tappa del nostro tour.

Seconda tappa: Kelingking Beach

Una delle spiagge più conosciute di Nusa Penida, conosciuta per la sua forma di dinosauro e dal vivo è effettivamente così.

Arriviamo e davanti ai nostri occhi si apre un panorama che ci lascia senza parole, meglio ancora del panorama che abbiamo visto prima. 

Il nostro driver che conosce bene la zona ci accompagna in uno dei punti migliori per vedere la spiaggia e scattare qualche foto. 

Il punto panoramico è molto in alto, volendo si può scendere sino alla spiaggia per farsi il bagno, ma per scendere c’è un sentiero molto ripido e si impiegano due ore tra salita e discesa. 

E’ molto faticoso come percorso, noi abbiamo deciso di goderci la vista dall’alto anche perché ci aspettava ancora un’altra tappa.

Quando abbiamo deciso di andar via sono comparse delle scimmiette, io che ho un pò paura di loro ho attraversato la strada del ritorno molto velocemente, poi mi sono accorta che non mi avevano neanche filato, così mi sono fermata a guardarle. 

Non mi avevano filato, né me e né nessun altro, perché erano intente a recuperare le bottigliette di plastica lasciate dai turisti per bere un po’ d’acqua. 

Non riuscivo a smettere di dire in continuazione “OH wow, mah, oh Wow, hai visto? wow” mi ha dovuto fermare Fra perché mi si era incantato il disco. 

Una delle mamme scimmie ha fatto un buco alla bottiglietta nella parte sotto e ha dato da bere ai suoi cuccioli, uno dopo l’altro, come se avesse in mano un biberon. 

Non avevo mai visto una scena del genere, si certo si sa che le scimmie sono molto intelligenti ma vedere queste scene dal vivo ti lascia senza parole, o meglio con solo una: wow!

Dopo questa visita ci rimane solo un’ultima tappa del tour, che è stata un po’ una sorpresa perché non l’abbiamo scelta noi, ci ha voluto portare il nostro driver e quindi non avevo cercato nessuna informazione in precedenza. 

Terza tappa: Tembeling Beach and Forest

Così ci siamo fidati e ci siamo fatti portare a Tembeling Beach and Forest.

La tappa più dura in tutti in sensi ma anche quella che ci ha lasciato ancora di più senza parole per quanto possibile. 

A Tembeling oltre che la spiaggia meravigliosa ci sono due piscine naturali, solo che non sapevamo che per arrivarci avrei dovuto pregare in tutte le lingue che conosco. 

“Per scendere giù alla spiaggia vi porterà un driver con il motorino perché dista 3 km.” ci ha detto il nostro driver. 

Quello che non ci ha detto è che la strada era peggio di quelle che vi ho descritto prima. 

Monto in sella, un’autista per me e uno per Fra, partiamo e non tanto piano.

Il ragazzo inizia a farmi mille domande, forse per distrarmi un po’ dal percorso, quando provo a rispondere la mia voce trema e non riesco neanche a parlare, non dalla paura ma da tutte le pietre e i buchi che stavamo prendendo.

Per di più sulla mia destra il vuoto totale, non so quanto in alto eravamo ma vedevo solo foresta sotto di noi che cadeva per non so quanti metri. 

Ero in sella a un motorino tutto tremolante, con uno sconosciuto che correva in questa stradina con di fianco un precipizio, schivando le pietre più pericolose e i buchi più grandi per ben tre chilometri. 

Io non sapevo bene cosa fare, chiudevo gli occhi ma era meglio tenerli aperti, guardavo giù ma era meglio non guardare, pensavo <se per sbaglio prendiamo una pietra e slitta il motorino neanche mi trovano laggiù>

Insomma ho pensato che forse era meglio non pensare a nulla, ormai ero li su, potevo solo pregare che tutto andasse bene. 

Ho stretto talmente forte la maniglia della moto e ho puntato talmente tanto forte i piedi alle pedaline che quando sono scesa avevo le gambe tremolanti e la mano viola.

Questo è stato il momento più ansioso che io abbia vissuto da quando sono a Bali. 

Però, fortunatamente, ne è valsa la pena, un pò di brivido ci sta sempre in un’avventura (magari anche meno però). 

Scendiamo ben 298 scalini e arriviamo alla prima piscina naturale, ma rimaniamo un pò delusi, l’acqua è torbida e non è per nulla invitante. 

Proseguiamo così verso la seconda piscina e qui iniziamo a ragionare. 

I miei occhi iniziano ad illuminarsi, una piccola piscina di acqua dolce chiarissima proprio vicino alla spiaggia, dove si infrangono invece le onde dell’oceano salato

I miei occhi vedono ciò che stavo cercando in quest’avventura, davanti a me spiagge paradisiache, selvagge e incontaminate

Ho pensato che ne fosse valsa veramente la pena

Ci siamo subito tuffati nell’acqua dolce e poi ci siamo bagnati nelle acque dell’oceano e poi di nuovo nell’acqua dolce, non sarei voluta andar via da li, ma avevamo giusto un’ora di tempo prima di raggiungere nuovamente il nostro driver. 

Ce la siamo veramente goduta, sembravamo due bambini felici e soddisfatti. 

Che paradiso. 

Che sensazione. 

Era la spiaggia perfetta che cercavo, difficile da raggiungere ma che ti ripaga di tutte la fatica e la paura!

Finito il nostro tempo ho salutato quel posto magnifico e abbiamo ripreso la salita, sempre 298 gradini che in salita diventano il doppio e altri tre chilometri in sella alla moto, che in salita è stato anche peggio, ma non importa più, perché arrivare a scoprire certi posti della nostra Terra cancella via tutto il resto. 

Rimane solo tanta felicità e una risata ripensando a tutta questa avventura!

Quindi se andate a Nusa Penida dovete assolutamente fare il tour con queste tappe. 

Per organizzarlo anche su internet potrete trovare diversi tuor come questo, oppure affidatevi al vostro albergo come abbiamo fatto noi. 

Ora voglio sapere che ne pensate e se vi è venuta un pò voglia di vivere anche voi quest’avventura nell’isola più selvaggia di Bali.

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